evoca, denomina, suscita di volta in volta, con la contemporaneità dell’evento teatrale manifestantesi col fatto che attorno alla parola sembrano conglomerarsi intersezioni di differenti piani temporospaziali, che ne garantiscono l’efficienza ed il peso materialistico. Per questa ragione la parola dapprima circola nella probabilità teatrale, per poi provarsi nella delimitazione di un tempo e di uno spazio. Ma si ha immediatamente la certezza che il termine a quo arretra sempre più, s’immerge in un tempo mitico, nelle radici, ma, più a proposito, diremmo in un tempo di finzione mentale. In principio, prima, dopo, allora: VF ipotizza ed ironicamente frantuma la propria fisionomia in uno scambio ambiguo tra una propria realtà di donna dipinta nel profilo di un quadro e una illusoria fisicità che ritrova un suo probabile omologo in un profilo ricordato. VF è una voce ; come tale prova a gravarsi di un corpo, di un peso fisico. Perchè questo possa avvenire è necessario che spazio e tempo lascino un interstizio, una fessura insinuandosi nella quale VF diventi un corpo, un personaggio. E’ necessario che VF immagini se stessa come corpo in divenire, epochizzando sul principio e scommettendo sul funzionamento di un punto a quo artificiale, inventato. Éd è solo l’inizio : la voce VF mescola gli ingredienti della favola a quelli della didascalia inventando le altre voci : VM1, VM2, VM3 : « Poi quando un po’ meglio, e forse è che la camera illumini un po' lì vicino a me, seduti, che mi guardano e non parlano, e forse aspettano che parlo io, e che io non parlo ancora, niente. E poi c’è un momento che è un momento davvero straordinario, che quelli aprono la bocca, di colpo, e parlano tutti insieme ». In questo modo, la parola, fabulazione e didascalia insieme, delimita uno spazio, anzi degli spazi, indica i percorsi delle voci-personaggio. Queste iniziano le loro peripezie, le loro azioni che, le une rispetto alle altre, sono tangenziali. A questo punto pare delinearsi lo specifico della scrittura di Sanguineti : storie di voci-personaggi intolleranti della tangenzialità delle loro esperienze ed incapaci, d’altronde, di sottrarsi al movimento centrifugo che le scompagine, le allontana sempre più dalla coesione, dalla solidarietà, dal rapporto. Infatti la parola, diversa per ciascuno « personaggio » impronta il loro gesto, la struttura del loro corpo, guida la loro prossematica incerta ed inconsapevole. Sulla parola-gesto si gioca la possibilità di un incontro, di uno scontro, di una mescolanza delle voci. La contaminazione fonetica è ignorata dai « personaggi », l’incontro è illusorio, lo scontro manca del rapporto antitetico. Insomma le voci si ignorano. Questo però non toglie che si creino quattro spazi diversi e, corrispondentemente, quattro diversi modi di muoversi nel tempo. Le parole sono dunque provocatrici di differenti aree sceniche che s’accomunano e si mescolano, s’accompagnano consenzienti o si urtano in dissonanza. Le sintonie e le discordanze tra le quattro voci-storie si manifestano in una doppia corrente cinetico-visiva : dal gesto di VF alla parola di VM e dalla gestica di quest’ultima alla parola di VF. La parola provoca una sorta di allontanamento-avvicinamento di spazio e tempo tra i « personaggi » che, muovendosi, misurano relazioni tra il proprio spazio e quello altrui, toccato solo tangenzialmente, o, meglio, asintoticamente. A questo livello le quattro voci impegnate in quattro diverse linee di scrittura scenica si confrontano reciprocamente nel loro corpo, nella loro collocazione cronotopica. Al limite, Traumdeutung potrebbe essere letto emblematicamente come una ricerca di misurazioni spazio-temporali provocata dalla parola. In questo senso possono essere spiegate le convergenze cinetico-visuali-fonetiche tra VF : applausi, VM3 : le mie mani ; tra VM1 : mi metto a battere il tamburo. Tùn, Tùn, Tùn e VM3: a uno vicino a me che suona il tam- 51