fa diventar presente un fatto, drammatizza un'idea » ( p. 48 ) ; « La lingua facilita molto al sogno il suo compito di rappresentare i suoi pensieri, poiché essa dispone di una intera serie di parole che originariamente erano intese in modo figurato e concreto...» (p. 314); « ...un pensiero, per lo più, un desiderio, viene oggetti-vato, messo in scena, vissuto» (p. 446). Sanguineti da K fino a Protocolli ci propone situazioni che, al limite, sono oniriche. Il rapporto Sanguineti-Freud va quindi impostato sul terreno della operatività linguistica, e non certamente sugli imprestiti di contenuti grezzi o avventizi. Lo si può dimostrare da una angolazione particolarissima, puntando l’occhio cioè su un nesso basilare della finzione, della artificialità teatrale : il come se. A proposito del quale Freud scrive : « Di tutte le relazioni logiche, una sola è favorita dal meccanismo del sogno. E’ la relazione di similitudine, di concordanza, del contatto del come se, che come nessun altra viene rappresentata nel sogno con i mezzi più vari » (p. 249, ma cfr. anche 250 e 374). Ebbene è proprio un tale nesso che ricompare continuamente in Sanguineti : nesso che ha funzione, si badi, non marginale, ma strutturalmente centrale, cardinale. I personaggi parlano, agiscono, si muovono nel tempo e nello spazio come se. Rappresenta dunque uno strumento di cui la parola si serve per suggerire, sollecitare, suscitare il proprio completamento corporeo, nel gesto, nell’atteggiamento, nella positura del personaggio. Allora diventa chiaro come la parola corporizzandosi nel gesto, nella storia che si fa come radicalizzazione di un progetto gestuale, si ponga al punto di intersecazione fra le due coordinate tempo-spaziali, forzandole, deformandole fino al momento in cui, smitizzate, si caricano, nel senso della contemporaneità. La perversione innocente di S. è possibile ricavarla infine da una sua precisazione : radiodramma stereofonico, che compare nella nota con cui ha licenziato Protocolli. Stereofonico; cosa vuol dire? Significa anzitutto trattare spazio e tempo in modo da restringerne ed allargarne la trama, da accelerare o rallentarne il rapporto di movimento. Il trattamento stereofonico della dimensione tempo-spaziale realizza una pluralità di punti focali, di rapporti interscambiabili tra pubblico e attori. Spazio e tempo che hanno sempre rappresentato le istituzioni chiuse del teatro ottonovecentesco, nel senso che hanno sempre funzionato da contenitori del materiale scenico, sono indotti ad assumere il ruolo di istituzioni aperte : infatti spazio e tempo non contengono più, non regolano, non organizzano più gli eventi, ma sono invece questi eventi che costruiscono i tempi e gli spazi e i rapporti che ne derivano. Stereofonia ma anche stereoscopia, per usare il binomio di R. M. Albérès : 11 le voci in Protocolli si allineano, si scontrano, si sovrappongono, si mescolano, raccontando ognuna una propria storia, intendendo ciascuna presentarsi quale spessore fonetico, in un rapporto interagente con gli altri elementi costitutivi del fatto teatrale. Traumdeutung etimologicamente significa divulgazione, volgarizzazione del sogno : di fatto S. ha drammatizzato alcuni geriglifici onirici; Protocolli: una mappa seguendo la quale possiamo sperimentare gli itinerari percorsi da alcune voci, ognuna delle quali ha declinato il proprio tempo. Voci-personaggio, quelle di Protocolli, che si colgon per differenza e non per analogia. In questo senso il soggetto, il personaggio è una funzione che materializza emozioni, sensazioni, ricordi, percorsi esperienziali, così da subire una sorta di eccedenza cosale, nella quale il soggetto-funzione si riconosce12. L’incrociarsi delle voci, la coincidenza o la sfasatura dei registri fonetici, insomma la resa stereofonica fanno del fatto teatrale un evento intelleggibile, che realizza quel materialismo semantico, di cui ha par- 54