dizionale, come se l’Autore si fosse proposto di mettere alla berlina le vecchie forme attraverso la loro parodistica assunzione entro un organismo drammatico articolato ancora su dei personaggi e su una vicenda, ma preliminarmente depauperato del suo tradizionale puntello, vale a dire la funzione dialogica. Ed è proprio per questo suo apparente collocarsi in una dimensione di tipo accrescitivo - informazionale *, cui si potrebbe essere indotti dall’ambigua struttura de Lo Scivolo, volutamente giocata sul filo d’un crescendo drammatico a stile parabolico, con la sua unità temporo - spaziale, con le sue didascalie intese a proporre una partitura scenografica con funzioni di mera indicazione ambientale, con la presenza di oggetti scenici di reiterata valenza simbolica ( ad esempio quel berretto a strisce gialle, connotante potere, gerarchia, autorità ecc.), che l’operazione di Perriera, sviata dai suoi reali cardini, potrebbe ingenerare un equivoco. E cioè indurre il lettore/spettatore a leggere nell’azione mimica l’esatta trascrizione in codice gestico di un’azione drammatica che avrebbe potuto essere resa — magari in maniera ben altrimenti più efficace — attraverso il codice dei segni verbali. Come conseguenza di ciò, la tendenza ad assumere l'opera in chiave contenu-tistico-concettuale, attraverso lo sforzo di far combaciare col piano dei significanti un mondo di significati reperito per via di trascrizione simbolica, col risultato di trasformare i personaggi de Lo Scivolo, mediante una forzatura di tipo moralistico, in allegorie della condizione umana contemporanea, segni rispettivamente dell’ordine e del disordine, dell’eccezione e della regola, potendosi opporre in tal senso la burocratica imperturbabilità e pacatezza del gestire di Y alla forza centrifuga e contestatrice implicita nel convulso dimenarsi di X. Il che può essere alla fine senz’altro vero, almeno da un punto di vista assai generale, e tuttavia noi crediamo che a tale risultato si debba giungere, se mai, attraverso canali che sono abbastanza dissimili dalla sin troppo ovvia lettura precedente, convinti come siamo che alla stesura del lavoro di Perriera non presieda tanto una struttura informazionale di tipo accrescitivo, bensì un artificio che potremmo definire di resecazione, nel senso che il piano parabolico su cui si distende le vicenda è sì presente, ma solo per essere contestato dall’interno dalla particolare conformazione di comportamento e di gesto del personaggio che nell’azione mimica funziona da protagonista : precisamente X. Il quale ultimo solo apparentemente sembra consentire al ruolo di pendant dialettico rispetto a Y, al solo scopo di assicurare il funzionamento del meccanismo del crescendo drammatico : di fatto Useremo d’ora in poi la formula assai schematica e semplificatoria di struttura ac-crescitivo-informazionale per alludere a ogni dispositivo drammatico costruito su una vicenda conflittuale procedente mediante immissione progressiva di informazioni comunicate allo spettatore attraverso vari canali (primariamente la parola drammaturgica, secondariamente la costellazione degli elementi scenici, siano essi contemplati dalla didascalia o immessi autonomamente attraverso la partitura registica) in maniera tale però che il tutto resti sottomesso al principio del l’accumulazione, con conseguente snodarsi di un movimento parabolico, più o meno fortemente centripeto, caratterizzato nei suoi elementi fondamentali dalle figure deW'exordium, dell’acme e dello scioglimento (epilogo, catarsi, ecc.) Adotteremo al contrario il termine di resecazione per significare quel procedimento, da far risalire grosso modo all’avanguardia storica e in particolare a Dada, per cui l’azione drammatica, sottratta all’effetto di cumulazione, è affidata all’impatto tra i vari elementi della scrittura scenico-drammaturgica che, vistosamente contraddicendosi, provocano la frantumazione della vicenda di base o la sua contraffazione parodistica. 59