la sua azione è del tutto sviante, finendo col proporsi come una specie di azione nell’azione di segno completamente opposto rispetto alla prima. In altre parole la caratteristica di X è quella di essere regolato da un duplice statuto : quello di procedere in piena sintonia con la struttura per così dire di primo grado, cioè di stampo accrescitivo-informazionale, alimentando di conseguenza l’impressione d’un’operazione teatrale a tutto tondo, di stampo tradizionale ; e quell’altro di muoversi di fatto controcorrente, impedendo vistosamente il collocamento della propria gestualità in termini di accumulazione, finendo così con lo scardinare tanto la linearità del flusso temporale quanto il senso dell’identità spaziale, col risultato di frantumare l’azione in una serie di eventi gestici, ciascuno dei quali tende irresistibilmente a proiettarsi fuori del continuum entro cui è costretto per costituirsi uno spazio e un tempo propri, un proprio autonomo spessore. Da segno-indice di una vicenda che lo trascende o, se si vuole, da nastro gestico sottomesso a una partitura utilizzabile come possibile equivalente di quella logico-verbale, il comportamento di X erompe in una serie di presenze gestuali che appunto traggono le ragioni della propria autonomia dal loro perentorio disporsi come manifestazione di una corporeità che, lungi dal caricarsi di cifre simboliche, parla unicamente se stessa attraverso il modo in cui rinnova il proprio rapporto con uno spazio ed un tempo, in cui utilizza la scena come lungo fisico di avvenimenti. Ed è all’interno di un’interpretazione di questo tipo che solo può trovare spiegazione quella didascalia drammaturgica tanto negativamente accolta da Plebe (3) secondo cui l’agire di X è « inoltre, come vuole l'attore che l’impersonerà » : esplosione di un « aleatorio » o di un « imprevedibile » che non è tanto il frutto di un « ingenuo » attracco di Perriera a taluni motivi dell’avanguardia, del tutto surrettiziamente accolti, ma elemento struttural-compositivo fondamentale, sempre che l’azione dello Scivolo venga riportata alle sue autentiche peculiarità, di dispositivo cioè non leggibile in base a un contenuto dotato di una « sua importanza autonoma », passibile quindi di essere « accettato, discusso, rifiutato anche indipendentemente dalla sua stessa impalcatura formale » (4), ma di dispositivo che viceversa trae i suoi contenuti dalla stessa impalcatura formale, attraverso quella resecazione tra gesti e vicenda, tra struttura di primo grado e struttura di secondo grado, che abbiamo sopra delineato. In questo senso l’imprevedibilità dei gesti (e ancora una volta vorremmo ribadire dei gesti di X, il personaggio di Y rimanendo legato dal principio alla fine dell’azione a un suo quoziente di imperturbabilità e di linearità ancora una volta da intendere non solo e non tanto in senso contenutistico ( simbolo dell’ordine, della burocrazia, ecc.) quanto in quello, formalizzato, di attante (5), vale a dire di portatore pieno e continuo della struttura di primo grado, con tutte le funzioni che gli si convengono) non è certo gratuità, o se lo è, lo è nell’esatta misura in cui tale gratuità viene a certificare una precisa strategia del personaggio, tesa a frantumare il nucleo avvolgitore della vicenda in cui è inserito, liberamente contraddicendola. Ma facciamo un esempio che ci sembra sufficientemente probante. Quando X prende il ritratto della scrivania (sempre barcollando): lo guarda, riflette, smania per il caldo, sorride. Posa il ritratto; pare perplesso; poi lo riprende, ritorna a guardarlo (pag. 46) appare chiaro come gli stessi elementi scenografici vedano contestata qui la funzione ricostruttivo-ambientale, che è poi uno degli indici più cospicui del procedimento « accumulativo » della vicenda, per 60