gogica di 1, di cui sono testimonianza le citazioni evangeliche e gli inserti scienti-fizzanti in chiave avveniristico-programmatoria, sono in realtà campioni linguistici inseriti nel contesto attraverso una tecnica di assemblagli e fatti agire contro strati linguistici di diversa natura, col risultato di una radicale desemantizzazione e ancora una volta di un recupero in chiave eminentemente fisica del linguaggio, utilizzato in quanto produttore di volumi sonori interagenti : D ( onna ) : abbiamo dovuto suonare tutta la giornata, abbiamo dovuto suonare ininterrottamente in quelle trombe immense, abbiamo dovuto mostrare l'ombelico, l’attaccatura del collo, il fondo della gola. E come dormivamo beati dopo. Dopo, dormivamo beati. 1 - Produrremo secondo fini prestabiliti, cancelleremo la deviazione, la distrazione ; coagulando le istanze più fresche e dando il pane. La caratteristica ultima dell’impianto verbale di No io non consiste proprio in questa struttura ad assemblage, all’interno della quale materiali linguistici di diversa estrazione — oltre a quelli già sottolineati, citiamo scampoli di conversazione quotidiana, slogans pubblicitari, elementi di gioco metateatrale (9) ecc. — si mescolano liberamente lasciando depositare la semanticità di cui sono intrisi per costituirsi come strati sonori a diverso potenziale fisico-emotivo, oppure si frantumano per quindi ricomporsi in formazioni linguistiche inusitate, risucchiati dalla forza centripeta dei vari campi associativi. Il recupero della parola in No io non rinvia quindi a quell’ottica fisicizzata già nitidamente emergente da Lo Scivolo, l’esercizio drammaturgico di Perriera tendendo qui a secernere sempre più vistosamente la poetica che ne costituisce il sedimento profondo : l’idea di una scena come spazio da riempire mediante una materialità di espansione che, invadendo lo spazio del teatro e tastandone le molteplici possibilità, conduce alla provocazione e alla chiamata in causa di quell’altra materialità pur sempre in agguato al di là della scena : quella dello spettatore. A un universo scenico conchiuso in se stesso e raggrumato intorno al Verbo totalizzatore, di cui spazio e tempo teatrali, nonché l’intero apparato spettacolare, altro non possono dirsi che l’emanazione o la proiezione amplificata, si contrappone una parola che è divenuta essa stessa movimento nello spazio, elemento combinatore di masse volumetriche entro una scena popolata di oggetti e di corpi, e cioè spezzoni di materialità tanto più provocatoria quanto più violentemente sottratta al proprio contesto usuale o per lo meno a un suo logico incasellamento nel quadro di una vicenda linearmente costruita. Ed è proprio sul rifiuto di quel cardine della vecchia drammaturgia che è la vicenda, che s’innesta la radicale negazione perrierana del principio di accumulazione. Mai in No io non la parola e il gesto, l'azione verbale e l’azione mimica — particolarmente rilevante in tutti i lavori di Perriera, come già abbiamo potuto arguire dalle didascalie citate in apertura — si richiamano per sorreggersi l’una all’altra ed offrirci quindi lo scampolo di un’ossatura logica o quel che in altri termini potremmo definire come aneddoto o vicenda : fondamentalmente i due strati si ignorano, sicché la struttura dell’opera potrebbe leggersi come collocata entro due spartiti distinti e paralleli, solo corsi qua e là da subitanei accenni a una tangenza. Ma abbiamo parlato di vicenda e non di azione. L’impossibilità di ritrovare in No io non un filo logico conduttore, insomma l’impossibilità di una parafrasi, è infatti elemento sintomatico della strategia tutta teatrale — o per meglio dire scenica — cui sono piegati i materiali utilizzati nel lavoro. Da questo punto di vista almeno, quegli elementi che più vistosamente resistono a una loro riconduzione logico-cumulativa, cioè il fatto mimico e il fatto verbale, ritrovano 64