l’alterazione sistematica degli abituali nessi logici. Si assiste allora ad effetti che contraddicono vistosamente alla causa che li ha originati, a spostamenti nello spazio senza necessità apparente, a improvvisi trapassi comportamentistici entro situazioni di segno opposto e psicologicamente immotivate, e il tutto contrassegnato da una straordinaria rapidità d’esecuzione e da un altrettanto rapido rientro a una condizione, per così dire, di normalità. Ma il medium più consistente di questa strategia resta il linguaggio verbale. E ciò non solo perchè, immettendo di forza l’elemento semantico, esso allarga lo spazio di gioco dei personaggi, introducendo possibilità di resecazione tra gesti, tono e significati del tipo di : A - Eureca ( urlando adiratissima ) B - Allegrìa ! (pag. 424) oppure: A - Furbacchiona, stai piangendo? (B ride) (pag. 429); ma anche perchè, rimanendo pressoché separato dalla vicenda mimico-gestuale, secondo il criterio di No io non, esso permette l’istituirsi d’una pluralità di piani seman-tico-sonori e di conseguenza di vere e proprie ccfntrovicende, clamorosamente ne-oatrici delle ambizioni totalizzanti della struttura di base. O Un esempio interessante di questo procedimento è dato dallo spartito verbale inerente al personaggio femminile X nel settore B, costituito da spezzoni di narrato frapposti alle battute degli altri personaggi, senza grado di tangenza alcuno con essi o tanto meno con la situazione mimico-gestuale di base, con un risultato di evocazione, attraverso questa parola frantumata, d’una vicenda aggiuntiva a sfondo ambiguamente sessuale, popolata di nuovi personaggi a loro volta assoggettati a battute, anche se sempre costrette all’interno dell’impianto narrativo di cui X funziona ad un tempo da io narrante e da protagonista dell’azione. L’ambiguità di tale vicenda resta poi accresciuta sia dall’incongruente uso dei tempi verbali, con vistosi quanto immotivati passaggi dal presente indicativo al perfetto, sia dal rimanere sottratta alle leggi della parabolicità, proponendosi essa più che altro come serie di squarci narrativi indefinitamente rinnovabili e riproponibili, come dimostra la chiusa del lavoro in cui, entro una scena ormai svuotata degli altri personaggi e deH'accadimento mimico-gestuale, X continua imperterrita il flusso monologante, interrotto nel suo acme solo dall’abbassamento del sipario : X - ... Allora il novizio, sul trampolino, abbassò il pollice e mi coprirono il sesso con la stola e (pag. 441). Quanto all’impianto verbale della Zona A, esso ricorda da vicino il dispositivo di No io non, di cui ripropone sviluppandoli non pochi elementi, primo fra tutti il motivo del gioco metateatrale, tra l’altro ben visibile anche a livello del personaggio Z in B (Z - perciò bisogna muoversi, Euro. Sulle strade coperte di velluto procedono a ritmo uguale o riposano faccia a terra, indisturbati. E i cartelli, i muri le cose, tutto imbiancato. Tutto ecco, splendidamente, perfettamente bianco). (pag. 419). Ma mentre nell’opera precedente il motivo metateatrale rimaneva semplice-mente uno dei tanti grumi d’attrazione semantico-sonora, senza attingere a un’emergenza particolare, essa tende qui ad assumere una funzione accentratrice per le caratteristiche stesse di questo settore della scena, tensionalmente votato, lo ripe tiamo, a un ruolo di collegamento fra palcoscenico e platea. Chiusi nell’ingranaggio deH’interminabile quanto forzata partita a carte, i personaggi femminili di A danno vita a un dialogo continuamente scomposto e frantumato, costituito da registrazioni di carattere descrittivo-narratorio subito doppiate da una partitura sentenzioso-aforismatica, attraverso cui sono messi a fuoco, in rapidissime sequenze, gli eventi consumati nell’intero spazio teatrale, come in questo esempio in cui riesce abbastanza scoperta l’equazione piazza/platea: A - 70