Michele Perriera L'EDIFICIO La struttura — Tre zone, autonome nello spazio e nella luce (proiettori). —• In sala sono sistemate, con la necessaria malizia, cinque emittenti sonore : quattro di esse sono fonte di altrettante voci di speaker; la quinta diffonde, ampliando, voci, fiati, rumori del pubblico presente. —• Tutto il personale del teatro, questa sera, è eccezionalmente gentile e leccone; mai visto tanto inestimabile fair-play. ZONA A (a destra per lo spettatore ; luce al limone ) Qualcosa che ricordi un laboratorio. Vi gravitano tre presenze : un uomo X, disteso su una lettiga in primo piano. Una donna, Y, intenta a fasciare il corpo di lui. Un gigante, G. X muoverà sempre la testa a scatti, con i moti insieme stupiti e curiosi di un uccello. Emetterà ad intervalli regolari, anche nel corso delle sue battute, un tipico suono gutturale, che sia insieme un singhiozzo, un singulto, un ghigno e qualcos’altro. I fremiti del suo corpo, frequenti all’inizio, verranno via via neutralizzati nel tempo. Su X, grazie ad uno speciale meccanismo, cadranno dall’alto, a scadenze precise, fiori : uno per volta. Di essi ( che sono di plastica e scricchiolano abbondantemente ) Y si servirà come di un balsamo : prima di ogni giro di fascia sistemerà infatti un fiore sul corpo di X. Y è una donna di età indefinibile, tipo, per esempio, levatrice d’altri tempi. E’ sudata, è sempre più ansiosa. Ha anche paura. Ma, anche, ride spesso : talvolta scatenandosi. Ha il corpo opulento di una donna matura ; il volto conciato a bambina ; è anche vestita tipo fanciullina. Bofonchia. Ad ogni modo fa quel che può per apparire allegra e scattante ; compie la fasciatura come se stesse ordinando dei fiori, con lo stesso sdolcinato trasporto col quale le donne dei telefoni bianchi acconciavano un buchè. Di tanto in tanto si lava furiosamente la faccia.