ZONA B ZONA A ci, ad avvicinarsi al plinto. La donna vuole andarsene. Si spreme. B la convince a restare scagliandole addosso o-gni sorta di gentilezza. B fa rullare il tamburo. Due portatori scelgono un cilindro e lo portano, more solito, nel plinto. Intanto A, la ragazza del quadro dei pulsanti, è crollata sull’apparecchio ; ed è ora immobile. B se ne accorge. Dà l’alt. I portatori si occupino di A. Il donnone riprende a frignare. Il gigante, rivolto al pubblico, compie tutta una serie di gesti festosi per attirare l’attenzione su di sè. Tutto fermo, immobile (tipo minuti di silenzio): Un portatore prende sulle braccia A che appare esanime, tranne che di tanto in tanto ha delle scariche nervose. ( Si pensi alla morte di una blatta). Con grande rapidità il portatore offre il volto di A a B, (ovviamente abbassandosi) a G2, al donnone, all’altro portatore perchè Io bacino. Il tutto avviene rapidissimamente. ZONA C SPEAKERS mergendo più aggressivi. Si è deciso di isolare l’evento e di intervenire solo quando il fenomeno dovesse smettere di contenere una pericolosa potenzialità distruttiva. Ci si limita a fare scomparire i pezzi di muscoli e di ciuffi di capelli che talvolta inquinino l’acqua. Si è stesa per altro una pietosa colte di nube fu-gomena attorno all’evento, il quale viene tuttavia controllato tramite ricettori di alta precisione che registrano costantemente il grado di vitalità dei due eversivi e la loro capacità di autodistruzione. Gli esperti comunque attribuiscono all’evento scarso significato ; in ogni caso esso non può compromettere, assicurano, la intensa serenità del meccanismo di salvataggio che procede ininterrottamente. Non ci sono guasti alle mac-chine ; non c’è freddo, non c’è caldo. Il nostro grande sole illumina i volti bagnati a fior d’acqua e la pensosa de-terminazione di tutti.