proprio sul teatro e non sarebbero pensabili in nessun altro medium : che, fossero filmate, sarebbero artificiali in un modo ormai naturale, mentre sono — precisa-mente ora, immediatamente, spazialmente — artificialmente artificiali sul palco-scenico, accadimenti che avvengono giusto adesso, non storie. Il « Bread and Pup-pet Theatre » poteva convincerti da New York, almeno agli inizi della sua attività —- più tardi si è fatto troppo contenutistico, bisognoso di solidarietà — se non proprio delle possibilità del teatro almeno della possibilità di ascoltare e vedere direttamente. La drammaturgia teatrale della tradizione, che conosce solo azioni e parole al servizio di una storia, è stata ridotta ad azioni e parole come tali : esse son diventate eventi, che non indicano niente di diverso, ma si propongono come eventi teatrali abbastanza tangibili, a differenza dalle vecchie storie, da far sì che lo spettatore ancor solo stia a guardare e ad ascoltare e da indicargli così una possibilità di libertà extraindividuale. Il levare la mano è una storia. Sedere, giacere, stare in piedi sono altrettante storie. Una storia molto avvincente è il battere di un martello su un ferro. Ogni parola, ogni suono, ogni movimento è una storia della libertà possibile. Ogni natura falsa, imposta è sulla scena tolta di mezzo : ogni estrinsecazione è fatta con precisione, nessuna estrinsecazione significa qualcosa d’altro fuor che se stessa, è così sensibile che non ha bisogno di alcun senso. Un’inaudita contemporaneità si configura, del vedere, del respirare, del riflettere, del distinguere. Lo spazio si fa unità teatrale in cui si diviene sempre più attenti, sempre più tesi, finché lo strappo di un nastro adesivo con cui una persona si tende i vestiti avviene non più soltanto nel visibile spazio esterno, ma al centro della coscienza dello spettatore. Questa faticosa artificialità, nel cinema sarebbe di nuovo bandita dall’artificialità tecnica : e qui il teatro ha una possibilità in più. Può servirsi del meccanismo dello star a guardare, per mostrare che i rapporti degli uomini fra loro sono finzioni come il combattimento tra il cane e l’orso nel film zoologico, come la conversazione tra Pompidou e l’intervistatore. Finché va così, certo ancora preferisco andare al cinema. Ma un copione lo scrivo meno volentieri di un lavoro teatrale. Son le miserie della comparazione. Pellicceria VIVANTI BRUNO Portici Corso Umberto, 34 - Tel. 21.566 115