sto — è un operare infinito per il riconoscimento della organicità della vita dell’arte nel rilievo continuo e tentato con attenzione fedele alle minime sfumature dei processi di integrazione in cui l’arte, la riflessione sull’arte vivono... ». Quanto si è detto non vuol dire che l’alveo anceschiano abbia inteso forzata-mente convogliare in sè la tematica varia, rigidamente coartandola e snaturandola. La presenza di Dorfles, di R. Assunto, le tesi di Tel Quel che spesso si sono insinuate nelle discussioni, la polemica di Rosiello nei confronti di J. Derrida hanno documentato largamente la volontà dei confronti e anche degli scontri. Anche questo va giustificato e compreso servendoci delle parole di Ancesehi: « Un buon metodo filosofico non propone alla critica alcuna direzione vincolante, non può e non vuole insegnare nulla alla critica; si propone, invece, di capire, di coordinare, di unificare senza costringere... Il critico risponde di sè; e sembra evidente che non attende né dal Filosofo né dal Sociologo né dal Moralista né dal Politico l’indicazione del modo con cui deve istituire i criteri di riconoscimento e di giudizio che gli sono propri, del modo con cui deve esercitare il suo compito ». GINO BARATTA BIROLLI A FERRARA L’ impressione prima che si ricava dalla visita alla Mostra di Renato Birolli (1905-1959), ora allestita nelle Sale della Galleria Civica d’Arte Moderna a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, è quella di trovarsi di fronte ad una personalità fra le più rimarchevoli dell’ancora recente storia figurativa italiana e che ha avuto una parte preminente nelle vicende artistiche che si sono determinate in un arco di tempo più che ventennale a partire dal 1931. L’espressione cessa di essere tale per tradursi in convinzione, quando sulla scorta delle opere esposte si ripercorre passo passo lo spaccato storico delle vicissitudini artistiche del nostro Paese: « Antinovecentismo », « Corrente », « Nuova Secessione Artistica », « Fronte Nuovo delle Arti » e « Gruppo degli Otto », movimenti che annoverano Birolli non come un qualificato consenziente, bensì come animatore e protagonista anche dal punto di visto teorico. La rassegna è stata realizzata con l’appassionata ed esperta collaborazione di Zeno Birolli, figlio de! Maestro, e si avvale di contributi critici notevoli in catalogo, contributi che fanno il punto degli studi e delle ricerche condotte fino ad oggi. Viene spontaneo considerando le problematiche e le incidenze chiedersi come mai Birolli non goda di quella larga notorietà e popolarità che pure merita. La Mostra, credo, fornisce la risposta a questo interrogativo: poiché molte delle opere esposte sono per lo più inedite, pur essendo estremamente significative, viene convalidata la tesi che Birolli si sia sottratto al « consumismo », oltre che per ragioni strettamente collegate alla sua indole ed a una precisa concezione della società e dell’artista, anche per lo slancio di ricercatore che animava il suo operare artistico, teso sempre a chiarire un traguardo raggiunto e convalidato con il raggiungimento di altri traguardi, che, anziché costituire punti di arrivo e quindi di stasi, erano sempre molle che lo sollecitavano ad affinare un tipo di comunicazione che in pratica diveniva sempre più sottile, ma non per questo meno vera. Aggiungerei, che una mancata « maniera birolliana », intesa come facile predis-sequo stilema, peraltro impossibile dati gli assunti di estrema dinamicità rispondenti a precisi bisogni di una personalità varia e composita, non ha favorito la creazione di « fans » e quindi di un mercato tranquillo e consolidato sul piano del gusto. Tutto questo non deve in alcun modo lasciare lontanamente supporre a discontinuità, anzi, si rileva, in opere che occupano uno spazio di attività quasi trentennale, una stringata unità, tanto che ogni quadro è di Birolli senza essere « birolliano »: prerogativa questa non comune, in quanto richiede una tensione continua. Dopo la personale alla XXX Biennale veneziana del 1960 e la Mostra al Palazzo della Gran Guardia di Verona nel 1963. questa di Ferrara puntualizza più minuziosamente dal punto di vista critico la vicenda artistica di Birolli che è una vicenda affatto consuetudinaria, priva degli orpelli pseudoromantici, vissuta in prima persona ed ha il merito di sotto-lineare un impegno culturale che è comprensivo di aspetti umani e civili estremamente responsabili. FRANCO FARINA 118